Dopo i primi quattro concerti del mese di luglio che hanno visto la maggior affluenza di pubblico in occasione del Tribute to the Quintet performato dal gruppo guidato dal sassofonista Carmine Maresca, concerto abbinato culinariamente con il risotto mantecato all’ovale sorrentino con gamberi scottati, GustoJazz 08 giunge all’evento attorno al quale l’intero cartellone è stato sapientemente costruito sia pure in tempi assai brevi.
Nel rinnovare la scelta insita nel sottotitolo della manifestazione, Giuseppe Aversa, chef del pluristellato Ristorante “Il buco” sito in Sorrento, ha previsto in occasione di tale concerto al Parco Ibsen, il giorno 6 agosto alle ore 21.00 circa, una calamarata al ragù di seppia e profumo di menta con croccante marino.

Ma non basta; la direzione artistica del Festival Internazionale di Musica e Gastronomia, nato con l’intento di unire queste due forme di cultura, prova ad arricchire l’evento con l’introduzione di un’ulteriore musa ispiratrice: la pittura.
Non ce ne vogliano le più titolate figlie di Zeus e Mnemosyne, o quei lettori che avessero storto il naso nel leggere l’ultimo capoverso a riguardo della gastronomia quale forma di cultura. A questi ultimi, la cui fisicità ed attualità appaiono inoppugnabili, quanto meno rispetto alle Muse, sarebbe il caso di rammentare, oltre alla strumentalità del cibo nel porre in rilievo le differenze tra gruppi etnici, e strati sociali, si pensi alla stigmatizzazione di talune culture come “cannibali”, l’evoluzione in senso stretto dell’arte culinaria che antropologicamente precede la gastronomia; detta arte simbolicamente trasforma gli ingredienti nel piatto finito ovvero la natura in cultura. D’altro canto l’alimentazione è ormai da tutti considerata una delle pratiche dirette allo star bene attraverso la cura del sé tramite il nutrimento del corpo con cibi ritenuti culturalmente appropriati ed ancora, la parola “convivio” rimanda etimologicamente a “cum vivere”, vivere insieme. Mangiare con gli altri trasforma l’alimentarsi in un fatto precipuamente culturale. Un pranzo, una cena, magari in buona compagnia, assumono un significato sociale con valori comunicativi densi e complessi: valori economici, sociali, religiosi. La “cucina della mamma” risulta la più gradita perché estrema rivelatrice del nostro vissuto e quindi della nostra identità culturale pur portando con sé l’inevitabile e talvolta pericolosa, anche in questo campo, intolleranza al diverso. In ultima analisi il comportamento alimentare rappresenta una cartina tornasole della nostra identità: l’uomo è ciò che mangia, è vero, ma lo è certamente anche il fatto che mangia ciò che è, ossia alimenti totalmente ripieni della sua cultura.
Lasciando la digressione alimentare, fiduciosi nel convincimento dei lettori di cui sopra, per riprendere a discorrere dell’imminente evento, durante la performance del quartetto di Lucio Ferrara con ospite d’eccezione l’altosassofonista americano Lee Konitz, un’altra forma di linguaggio non verbale andrà a fondersi con gli altri due. Ciò avverrà attraverso la realizzazione di un’opera pittorica on site, dal vivo, realizzata dal maestro Nico Taminto esclusivamente per mezzo dell’attento e sapiente uso del caffè. Questa tecnica particolare che ha portato il maestro Taminto all’attenzione della critica con i suoi “Caffè d’Autore”, gli è già valsa ripetutamente ampi riconoscimenti di pubblico. Ecco, dunque, l’evento trasformarsi in happening con spazi e luci differenti destinati a differenti performance al fine di regalare al pubblico nuove osmosi energetiche: Taminto teso ad immortalare Konitz contestualmente al concerto di quest’ultimo; l’estro dell’artista pittore alimentato anche per il tramite dell’artista musicista con la musica sua e del gruppo che per l’occasione lo accompagnerà pienamente consapevole di quanto va altrove accadendo. Il gruppo è guidato da Lucio Ferrara alla chitarra, Antonio Ciacca al pianoforte, Kengo Nakamura al contrabbasso e Ulysses Owens alla batteria.
Lee Konitz è uno dei capiscuola del sassofono, colosso indiscusso dell’arte improvvisativa; in più di sessant’anni di attività, 81 primavere il prossimo 13 ottobre, ha attraversato tutte le evoluzioni più significative della storia del jazz collaborando con i massimi esponenti di questo linguaggio quali Lennie Tristano, Charlie Parker, Miles Davis, Stan Getz, Elvin Jones, Jack De Johnette, Bill Evans, Michel Petrucciani, Brad Mehldau, Eddie Gomez, Charlie Haden e tantissimi altri. Il grande sassofonista di Chicago, del quale colpisce molto l’immutata e intatta abilità tecnica alla luce degli ottant’anni è il caso di dire, suonati, riesce ancora attraverso la sua illuminata concezione musicale a dar vita a idee e spunti sempre freschi dai quali trae sviluppi originali rischiando di continuo e non poco sulla perigliosa strada dell’improvvisazione musicale che richiede mente lucida e scelte repentine all’interno del proprio percorso in ossequio alla coerenza con lo stile compositivo prescelto ed al quale non è possibile “metter mano”, porre alcuna correzione, in virtù della sua estemporaneità.
Nella fattispecie di quest’ultima considerazione si delinea e rafforza l’unione tra Musica, Gastronomia e Pittura: ciascuno di questi tre linguaggi è multialfabeta; usa cioè linguaggi diversi per comunicare creando continuamente nuove mappe mentali; inventa secondo l’etimologia classica del termine “invenio” che vuol dire scoprire, trovare, organizzare, riorganizzare, inventare setting esperti di interazione, comunicazione e relazione. Con questa aspirazione, unita alla crescente consapevolezza della necessità di investire in cultura anche attraverso la formazione permanente, la splendida struttura del Parco, nella magnifica cornice in cui è stata realizzata, ha l’occasione da ultima arrivata di esser la prima, attraverso la qualità-quantità di linguaggi utilizzati, a spostare l’asse verso il pubblico con un occhio attento alle nuove generazioni facendosi momento di incontro con il territorio, gli enti locali, le associazioni e la popolazione tutta; ciò affinché venga col tempo percepita non solo come location per la verifica dei processi formativi degli artisti italiani e stranieri, più o meno giovani, e già questo potrebbe apparire come un obiettivo ambizioso, ma ancor più quale punto di espressione e confronto con la nostra società civile della quale potrà divenire prodotto vario, talvolta divergente ma pur sempre profondamente autentico. Una necessità, se vogliamo, per restare al passo coi tempi ma anche un’esigenza sentita ai fini di una completa realizzazione, per lasciare ai posteri il proprio mattone nella costruzione della storia del nostro tempo.