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Le tecniche dell'Intarsio


Dal volume
IL MUSEOBOTTEGA DELLA TARSIA LIGNEA A SORRENTO

Nella descrizione della bottega dell’artigiano sorrentino si è già accennato all’attrezzo utilizzato per traforare il legno. Per completare la conoscenza della tecnica del traforo, fondamentale nello sviluppo del ciclo produttivo legato alla tarsia lignea, è necessario seguire l’intarsiatore nei vari passaggi della lavorazione. C’è una fase di preparazione durante la quale l’artigiano seleziona i colori dei tranciati e li taglia nelle dimensioni previste dal decoro. Dopo averli bloccati lungo il perimetro con sottili chiodi in modo da formare un’unica mazzetta vi sovrappone una copia del disegno, avendo cura di forare il tutto in un punto per introdurre il capo libero della sottile lama del seghetto, prima di fissarla al suo supporto. A questo punto l’intarsiatore inizia il traforo e, seguendo con il seghetto il tracciato del disegno, raccoglie progressivamente in un vassoio i vari frammenti (cavature) sistemandoli in piccole pile riferite alle singole parti del decoro. Completato il traforo, ricostruisce il disegno iniziale incastrando le cavature tra loro, dopo averle selezionate nci colori e nelle essenze previste dal disegno. All’epoca della «scannella» gli artigiani sorrentini, adottando il taglio obliquo, eseguivano il traforo dando una leggera inclinazione al seghetto verso il centro, in modo da produrre una svasatura a rientrare tra i tranciati sovrapposti, tale da compensare, nell’accoppiamento delle cavature superiori con quelle inferiori, lo spessore della lama del seghetto. Nel caso del massello non occorreva la preparazione usata per i tranciati, le parti da traforare si individuavano campendo sulla faccia della lastra i vuoti di una lamiera zincata, forata secondo l’immagine al negativo del disegno da realizzare.
La produzione intarsiata sorrentina è il risultato non solo della tecnica del traforo, ma di tutta una serie di altre tecniche finalizzate in parte alla rifinitura dell’intarsio ed in parte all’ulteriore arricchimento della decorazione. Le prime mirano essenzialmente ad esaltare, con effetti chiaroscurali, la profondità ed i dettagli dell’intarsio.
Per realizzare le ombreggiature fin dal Quattrocento si usava passare le varie cavature, prima di essere assemblate tra loro, sulla sabbia rovente in modo da brunirle in maniera sfumata. Questa è la tecnica della bruciatura che incide profondamente sul legno fino a modificarne la tonalità.
Altre tecniche, finalizzate allo stesso scopo ma con risultati più superficiali, si Sono servite del bulino fino alla metà dell’Ottocento, quando è subentrata la ricacciatura e si sono definitivamente allontanate dai canoni tradizionali della tarsia adottando, alla fine del secolo scorso, lo smalto su legno.
Per realizzare con il bulino le ombreggiature ed i dettagli delle varie figure si usava incidere il legno lungo tratti sottili e ravvicinati per poi campirli di stucco nero. La «ricacciatura», introdotta a Sorrento da artigiani nizzardi, sostituì all’incisione il tratteggio con l’inchiostro di china.
Questa tecnica, anche se di più veloce esecuzione ed efficace nella resa globale dell’immagine, denunciò nel tempo il grande inconveniente che il tratto d’inchiostro, non incidendo nel legno, senza la protezione dello strato di vernice poteva essere facilmente asportato, togliendo ogni definizione alle scene intarsiate. Lo «smalto su legno», che si concretizzò nella pitturazione di sagome traforate in legno chiaro, rappresentò l’ultimo tentativo per offrire alle scene intarsiate le sfumature di colore che solo la pittura riesce a dare. A questo punto alcuni pittori locali, già esercitati nell’acquerellare cartoncini con volti e scene di costume, divennero, a loro volta, una presenza fissa nel ciclo produttivo. Questa tecnica, che è la negazione dell’intarsio, ha tra l’altro denunciato nel tempo gli stessi inconvenienti della ricacciatura.

Alessandro Fiorentino

 

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Località: Sorrento.