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La bottega dell'intarsiatore sorrentino


Dal volume
IL MUSEOBOTTEGA DELLA TARSIA LIGNEA A SORRENTO

«Frammenti di piallacci scrupolosamente selezionati e custoditi come principio della sopravvivenza: ecco le falde di noce morello che si accompagnano a sottilissime assicelle di ciliegio, poi le scaglie di robinia, lamine di agrifoglio, manciate di pezzuoli variegati dal tono carico tagliente. oppure morbido naturale, tra cui spiccano il verde diafano della tintura ed il bruno nerognolo del legno trattato col ferro rovente, alle pareti alcune sagome di modelli, squadre, mazzuoli; sul banco, sgorbie, scalpelli, bedani e i pochi altri arnesi occorrenti per estrarre la forma voluta da un blocco di legno. Tale doveva essere stata la bottega dell’ebanista intarsiatore dei secoli passati, fino al primo Novecento . . . ». La descrizione fatta da Filippo Alison ci introduce nella calda atmosfera delle botteghe artigiane che ancora oggi caratterizzano con la loro presenza la parte più genuina del centro storico di Sorrento. E' una presenza che, grazie al clima mite di questa terra, si proietta spesso all’esterno, lungo le strade, tapezzando i muri che fiancheggiano la bottega con pile di cassettini pressati nelle morse perchè la colla possa meglio asciugare al sole. Il tutto dà carattere e colore all’ambiente ma va letto soprattutto come una denuncia degli spazi angusti e poco illuminati nei quali gli artigiani hanno da sempre gestito, e con grandi difficoltà, il loro lavoro. La mancanza di idonei ambienti di lavoro ha comunque inciso sulla produzione intarsiata, limitando la realizzazione di mobili e degli oggetti più voluminosi. Alcune volte, nonostante le dimensioni ristrette, nella bottega si organizza una piccola esposizione dei prodotti, perchè la vista dell’artigiano al lavoro sollecita maggiormente l’interesse all’acquisto.
Il ciclo produttivo si articola su maestranze diverse che lavorano spesso in stretto contatto tra loro. Infatti fin quasi ai nostri giorni le varie fasi di lavorazione sono state gestite all’interno della stessa bottega, anche per quella gelosia di mestiere che porta a nascondere agli altri le piccole invenzioni tecniche e progettuali, sviluppate nel corso del lavoro. Solo negli ultimi anni alcune hotteghe si sono specializzate in due distinti settori della lavorazione, come il traforo e la verniciatura.
Gli attrezzi, in parte già citati, sono quelli tradizionali delle botteghe di falegnameria con l’aggiunta del mezzo tecnico per traforare il legno, non molto diverso da quello riprodotto nell’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert. Questo attrezzo chiamato «capretta», per la sua struttura a quattro gambe, e che localmente è meglio conosciuto come «a’ scannella», non è altro che un piccolo scanno in legno al quale, su un lato corto, è fissata una morsa verticale azionata da una stanga a pedale. L‘artigiano, seduto allo scanno, dopo aver bloccato nella morsa i tranciati con il disegno da traforare, ripercorre le linee di quest’ultimo con il sottile seghetto d’acciaio applicato con due morsetti alle estremità di un archetto in legno. La «capretta» ha caratterizzato le botteghe degli artigiani sorrentini fin quasi ai nostri giorni; oggi il mezzo tecnico è completamente cambiato, sostituito da un’attrezzatura a comando elettrico, con un piano circolare in acciaio al centro del quale scorre verticalmente la lama del seghetto.
Mentre l’intarsiatore completa la sua opera, altri artigiani approntano la struttura dell’oggetto in legno povero sulla base di modelli che si sono trasmessi quasi sempre oralmente, da padre in figlio. Il tutto passa al montatore il quale placca la sottile lamina di legno intarsiata sulla struttura grezza, servendosi di un martello piatto per meglio stendere la colla di pesce tra i due corpi. Allorchè questa si è perfettamente essiccata si provvede a raffinare l’oggetto ed a realizzare, qualora fossero previsti, alcuni interventi di rifinitura dell’intarsio. Infine si applicano le cerniere, la serratura e la tapezzeria prima di passare alla verniciatura, operazione che una volta si faceva con tampone e gomma lacca ed oggi con vernice catalitica data a spruzzo.

Alessandro Fiorentino

 

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Località: Campi Flegrei.