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I materiali dell'intarsiatore sorrentino


Pubblichiamo uno stralcio dal volume
IL MUSEOBOTTEGA DELLA TARSIA LIGNEA A SORRENTO
I materiali dell'intarsiatore sorrentino

L’intarsiatore sorrentino fin dall’Ottocento ha traforato sottili lamille di legno ottenute dalla tranciatura dei tronchi di diverse essenze arboree; ha invece trascurato, quasi del tutto, il legno a massello, che a partire dal Quattrocento per molti secoli aveva contraddistinto l’arte della tarsia lignea. Considerazioni tecniche ed economiche sostennero questa scelta e sono oggi facilmente individuabili. Innanzi tutto il massello avrebbe potuto assecondare solo con operazioni lente e complesse l’articolazione di linee rette e curve che spesso contraddistingue i mobili e gli oggetti sorrentini. Inoltre la possibilità di traforare contemporaneamente una mazzetta di circa trenta tranciati di essenze diverse, consentiva di realizzare altrettante copie del disegno nello stesso tempo impiegato per un solo esemplare in massello. A fronte dei notevoli vantaggi nei tempi di esecuzione e nei costi di produzione, offerti da questa scelta, vanno evidenziati altri aspetti, di natura tecnica, che avrebbero dovuto far riflettere sull’uso massiccio dei tranciati. Quest’ultimi infatti, nei confronti del massello, sono molto più sensibili all’umidità, che produce rigonfiamenti fino al distacco della lamina di legno intarsiata dal suo supporto. Inoltre i traciati sono più delicati nell’operazione di raffinatura, che precede la verniciatura, perchè una pressione più forte della carta abrasiva può facilmente sfondarli evidenziando il colore del legno della struttura di supporto.
I tranciati maggiorrnente utilizzati nei primi lavori furono ricavati dai legni locali: il noce e l’arancio, ai quali nel corso degli anni si affiancarono il pero ebanizzato, per campire i fondi delle varie scene intarsiate, il palissandro, l'agrifoglio, l’acero, il mogano, mentre per la struttura si utilizzarono l’ulivo e il noce. Nella prima metà del Novecento la produzione fu caratterizzata da altri legni, come l’acero erable e tutta una serie di radiche.
I tranciati colorati artificialmente furono introdotti a Sorrento, intorno alla metà dell’Ottocento, dagli artigiani nizzardi. La vasta gamma di colori offerta da quest’ultimi consentì di tradurre in maniera più fedele i forti cromatismi delle varie scene del costume napoletano.
L’ulivo è stata l’unica essenza, a forte spessore; ad essere entrata nel ciclo di lavorazione degli artigiani sorrentini; utilizzato nella costruzione di una lunga serie di oggetti ne ha caratterizzato la superficie con il suo caldo colore. Inoltre offriva il vantaggio di poter fondere la veste strutturale con quella decorativa. In molti casi è stato sufficiente traforare la lastra di ulivo, seguendo il tracciato di motivi geometrici o floreali, per ricavare un’interessante alternanza di pieni e di vuoti, che da sola ha assicurato la decorazione a tutto l’oggetto. Altre volte sulla superficie del massello di ulivo venivano ribassati piccoli settori, secondo sagome ovali o circolari, per poi campirli con le sottili lamine delle scene intarsiate.
Meno utilizzati sono stati i materiali più nobili, come l’ebano e l’avorio, che invece, fuori Sorrento, caratterizzarono buona parte della produzione intarsiata dell’Ottooento. Ancora una volta le motivazioni vanno ricercate nel maggior costo che ne sarebbe derivato per i prodotti, con il pericolo di uscire fuori mercato. Inoltre i temi decorativi sviluppati dalla tarsia sorrentina, in particolare quello legato al costume napoletano, qualora fossero stati realizzati in ebano e avorio, non avrebbero avuto il rilievo cromatico assicurato invece dai legni tinti.
La scatola bombata, esposta presso il Museobottega, quale applicazione pratica di questi due materiali, è infatti un raro documento, avendo utilizzato, per la campitura del fondale alla scena intarsiata centrale, l’ebano, sezionato a doghe e bordato da sottili filetti di avorio, al posto del più economico pero ebanizzato.
La collezione propone anche oggetti intarsiati con mate riali che non sono mai stati lavorati dagli artigiani sorrentini; il riferimento vale in particolare per i metalli come lo stagno, l’ottone, il rame. Ma anche le pietre dure, la scagliola, la paglia, la tartaruga e la madreperla rappresentano materiali che furono lavorati con la tecnica dell’intarsio e la cui presenza, tra la documentazione esposta, intende offrirsi solo come contributo alla migliore conoscenza di questo mezzo tecnico.

 Alessandro Fiorentino


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Località: Sorrento.