Pubblichiamo uno stralcio dal volume
IL MUSEOBOTTEGA DELLA TARSIA LIGNEA A SORRENTO
(Prima parte) Molte sono state le componenti che hanno favorito lo sviluppo ed il successo della tarsia sorrentina, non ultima la varietà dei temi decorativi. Questi hanno tutti una matrice comune che è emanazione della cultura, della storia e del costume locale. Due temi, più degli altri, ne hanno caratterizzato la produzione: il tema pompeiano che, ancora nell’Ottocento influenzò le Arti Applicate su scala internazionale, ed il tema legato al costume napoletano. Ouest’ultimo, a differenza del primo, influenzò la decorazione di una produzione artistica più a carattere locale riuscendo, proprio per questo suo ristretto campo di azione, ad assicurare alla stessa una marcata identità territoriale.
L’esposizione della collezione relativa a questa sezione e stata curata in modo da accostare ai prodotti in legno intarsiato altri oggetti, legati a materiali e tecniche diverse, ma accomunati ai primi dallo stesso tema decorativo. Questo confronto, oltre ad evidenziare la diversa resa della stessa fonte decorativa in base al mezzo tecnico utilizzato, ha permesso di realizzare un articolato anche se piccolo spaccato sulle arti applicate che hanno caratterizzato il territorio napoletano dal Seicento al Novecento.
Il tema pompeiano già nel Settecento, nel corso degli scavi avviati a Pompei e nelle vicine città sepolte di Ercolano e Stabia, si era conquistato una notevole attenzione. La pubblicazione di Pierre-François-Hugues de Hancarville, Antiquitées Etrusques, Grecques et Romaines... che documentò la raccolta di vasi di Sir William Hamilton, e quella dell’Abbé de Saint-Non, Voyage pittoresque ou description des Royaumes de Naples et de Sicile fecero da cassa di risonanza alle ultime scoperte e le loro incisioni si tradussero in altrettanti spunti decorativi per i vari settori dell’artigianato artistico. Alvar González Palacios in merito all’affresco La Venditrice di amorini, ritrovato a Stabia ed incluso nelle Antichità di Ercolano, scrive: «Poche ideazioni del mondo antico hanno avuto un così vasto consenso di pubblico in epoca neoclassica come questa charmante composition... Essa è stata copiata infinite volte in ogni possibile tecnica ed in tutti i paesi europei». Le incisioni di Menadi e Centauri, tratte dagli affreschi di Stabia ed Ercolano, offrirono altri spunti, tra le più copiate è la scena della Baccante che cavalca un mostro marino. Anche la tarsia sorrentina fece sue queste scene; la Venditrice di amorini, intarsiata in legno di noce sul fondo di arancio, decora il coperchio di una scatola di Luigi Gargiulo mentre la Baccante che caaalca il mostro marino, intarsiata in legni colorati, arricchisce il piano superiore di un piccolo tavolino di servizio. Nella vetrina dedicata al tema pompeiano, a corredo dei citati oggetti ed in particolare di quest’ultima scena, sono esposti un’incisione del Saint-Non ed un piatto finemente decorato della manifattura Giovine.
L’arte della riproduzione a stampa di disegni di costumi e di scene di genere si sviluppò a Napoli alla fine del Settecento per soddisfare le richieste dei turisti di passaggio. La ricchezza e la varietà dei soggetti proposti era troppo accattivante per non influire sulle locali arti applicate. Infatti nel 1782 il re Ferdinando I diede incarico a Saverio Della Gatta e Alessandro D’Arma di eseguire le litografie dei diversi costumi delle provincie del Regno affinchè i pittori della Real Fabbrica di porcellane se ne servissero per decorare la produzione di quel laboratorio. Ma è nell’Ottocento che questo filone ebbe la sua massima produzione con il contributo di valenti artisti della Scuola di Posillipo, ai quali si affiancarono gli incisori stranieri, Morner, Lindstrom, Hess. Le stampe erano spesso confezionate in raccolte più o meno numerose, tra le quali emerge l’opera in due volumi diretta nel 1857 da Francesco De Rourcard “Usi e costumi di Napoli e dintorni”. Anche in questo caso gli artigiani sorrentini attinsero alle varie raccolte per la decorazione intarsiata dei loro prodotti; l’incisione preferita, insieme alla Tarantella, fu il Calesse di Resina nelle diverse elaborazioni firmate da Della Gatta, De Vito, Morner, Palizzi e Dura. La comune fonte di ispirazione non ha mai compromesso l’identità delle singole botteghe in quanto i vari intarsiatori, pur sviluppando la stessa scena, sono sempre riusciti a personalizzare tutta l’opera modificando alcuni dettagli o integrandone altri. La documentazione esposta nella vetrina riferita a questo tema mette ancora una volta a confronto la produzione intarsiata con i prodotti di altri comparti artigianali. (segue)
Alessandro Fiorentino
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