SOFIA LOREN: la bandiera d'Italia
E’ lei la bandiera d’Italia, la vincitrice di due Oscar, la diva più diva, la bravissima attrice, anche se non tutti se ne sono resi conto, perché “siccome è bella non può essere brava” e invece lo è.
Sono tanti i film memorabili come “La ciociara”, “Una giornata particolare”, “Matrimonio all’italiana”, “Ieri oggi e domani”, e chi più ne ha più ne metta, a sottolineare il talento di Sofia l’ambasciatrice del nostro cinema e della nostra cucina e di tutto quanto è la nostra nazione, per non dire Napoli, dove lei è nata (a Pozzuoli, che dista tre chilometri) che continua ad amare e della quale ha conservato l’accento pur parlando splendidamente le sue quattro/cinque lingue. Non c’è schermo, fotografia o televisione che renda giustizia a Sofia Loren. Va vista da vicino e, nonostante sia alla vigilia di un glorioso compleanno (che non sottolinerò, perché chi lo sa lo sa e chi non lo sa lo indovini) al naturale è uno splendore. Lasciamo stare le ironie se “aggiustata o meno” ma niente labbra a canotto o zigomi gonfiati o quelle facce che imperversano, mettendo in imbarazzo, per l’imitazione dell’imitazione di palloni gonfi e storti, ma vogliamo sottolineare le lunghe gambe, le mani belle, l’altezza, la vita che si chiude tra due mani, la falcata, gli occhi che scintillano nell’ironia e si velano nella malinconia. Per piacere lasciamo perdere e... andiamo a raccontarla.
L’ ho conosciuta nel 1955. Quando arrivò a Sorrento per girare “Pane, amore e...”, sorpresa-interrogativi, lei solo ventunenne protagonista del terzo film dopo “Pane, amore e fantasia” e Pane, amore e gelosia”, con Gina Lollobrigida, diretta da Luigi Comencini, lei, Sofia, con Vittorio De Sica, proprio il maresciallo che in maniera irresistibile aveva scherzato con la “bersagliera”. Prodotto da Carlo Ponti, con la regia del giovane Dino Risi, il film, che sarebbe poi diventato un successo, dando il via ad una collaborazione continua e fortunata tra Sofia e De Sica, sembrò quasi una provocazione.
Con l’arrivo di Sofia a Sorrento il paese si paralizzò. Con una troupe da capogiro, c’erano il produttore Fortunato Misiano ed Antonio Cifariello, Lea Padovani e Tina Pica, la svedese di turno e un grande Nino Cristiani e, naturalmente, il cittadino d’onore di Sorrento, Napoli e Campania Vittorio De Sica ma fu lei, e solo lei, che conquistò il cuore di tutti. Chi non la ricorda nell’ esplosivo ballo, strizzata in una guepiere d’antologia che stuzzica Vittorio De Sica o si abbandona ai baci del ragazzo o che corre sugli scogli dei Bagni della Regina Giovanna, circondata da pretini vestiti di rosso, quando io riuscii a fotografarla in esclusiva? Sofia aveva al suo attivo già qualche paio di capolavori come “L’oro di Napoli” e perché no? “Miseria e nobiltà”, interpretato nientedimeno che con Totò. E altro, altro ancora. Perché questa è stata un’altra delle benedizioni che 1'hanno contrassegnata: fare in tempo, in un’epoca gloriosa, a fare film con tanti da Frank Sinatra a Cary Grant, da Charlie Chaplin a Marlon Brando, da Vittorio De Sica a Marcello Mastroianni e cosi via. Un fenomeno? Si, un fenomeno, che però è il risultato di una grande intelligenza. Ancora una volta Sofia Loren è tornata a Sorrento per girare “ La casa dei gerani” (titolo provvisorio), il quarto film con Lina Wertmuller, dopo “Fatto di sangue...“, “ Sabato, domenica e lunedì”, “Francesca e Nunziata”, con Murray Abraham, Carolina Rosi, Angela Pagano ed Elio Pandolfi. Sorprendente: fuori set sembra una ragazza, più alta di altre, con scarpe ginniche, gonna a fiori, giubbotto impermeabile, capelli raccolti, sorriso comunicativo e un fiorellino che rigira tra le mani, con atteggiamento da adolescente. Vista sul set è sempre nel ruolo fin dall’alba, quando arriva perfettamente truccata, in attesa del ciac, la parte a memoria imparata bene e la pazienza dell’attesa. Assolutamente unica. Primo secondo, o anche trentesimo ciac, (mai per sua colpa) per le luci o il sole che va via, il vento che manca o la nuvola che compare, Sofia è sempre la prima della classe. Ha qualche segreto: se sul set Marcello Mastroianni si difendeva con lo yoga, gli occhi chiusi e l’indifferenza verso caos, Sofia non indulge, non perde tempo, non chiacchiera, non si stanca, non partecipa. Sorridente, gentile, perfino affettuosa ma sempre giustamente circondata in una sfera di cristallo che, per fortuna la protegge dalle aggressioni, intrusioni, fatiche che sfiancherebbero chiunque. Non mangia, o perlomeno mangia poco e con criterio, niente caffè o alcol, sempre l’adorata pasta, tanta verdura, frutta e un’eccezione per i dolci che adora. Nel giorno di San Giuseppe, l’ho vista addentare una zeppola che le avevo portato con la felicità di quando, come racconta, era bambina a Pozzuoli. La sera non esce mai dalla sua stanza, e mai è mai, perché, finito di girare, si ritira nella sua stanza, dove legge, vede la televisione, parla con la sorella Maria, con gli amici, studia la parte, riposa o chiacchiera con la famiglia a Los Angeles, rifiutando inviti, accadimenti, istituzione, evento, autorità che la portino dopo le nove di sera a stare con gli altri. Brava, bravissima. La vita le ha dato tanto ma anche lei ha dato tanto alla vita. Successi, onori e glorie ma anche rinunce, sacrifici e difficoltà. Dobbiamo ancora raccontare come ha affrontato due maternità, di come abbia lavorato, di come abbia tenacemente acquistato una cultura vera fatta, non di nozioni d’accatto, ma di conoscenza dell’arte, della letteratura, della musica e di tante altre cose messe insieme? Che peccato che i suoi diari, scritti meticolosamente per una ventina d’anni, andarono rubati ! Che storia infinita di mezzo secolo di cinema e di vita italiano sarebbe venuta fuori! E ora le domande, anche frettolose, perché dopo tre film insieme, io minuscola, lei maiuscolissima mi sembra, incontrando una grande amica, di non aver voglia di infastidirla più di tanto.
E’ vero che è tornata ancora una volta a Sorrento con gioia?
E’ verissimo. Sorrento mi da sempre una grande emozione.La prima volta che sono arrivata a Sorrento era... quasi cinquant’anni fa! In seguito ho girato anche un film con mio figlio Edoardo, che aveva appena dieci anni, in cui facevo la cameriera all’Excelsior Vittoria. Quando sono arrivata in albergo ho visto le mie fotografie, in camice azzurro, esposte nella hall!
Il cinema dove sta andando? E’ cambiato rispetto al passato? Ci sono cose che non cambiano?
Tutto. La vita prevede sempre dei mutamenti. Andiamo avanti e, se le cose se non migliorano, peggiorano. Però non voglio sentir dire che il grande cinema italiano è finito. Ci sono fasi, corsi e ricorsi... da qualche anno gli autori sono aumentati e tutto va per il meglio. Sono usciti film belli, interessanti e intelligenti.
Potrei sfilare un rosario sull’elenco di grandi attori, del mondo intero, che hanno recitato con lei...Ce n’e uno che è stato il suo preferito?
C’è, c’è, e credo che ormai lo sappiano tutti. Ho fatto film con grandissimi protagonisti del cinema internazionale ma il vero grande amico, il partner prediletto è stato e resterà Marcello Mastroianni. Eravamo veramente amici e ci siamo voluti un gran bene. Mi manca molto.
E’ venuto appena a mancare Marlon Brando, con il quale ha girato “La contessa di Hong Kong”, per la regia di Charlie Chaplin. Che cosa ricorda di lui?
Aveva una forte personalità e ancora un grande fascino che si avvertiva sul set. Non era una questione di capricci ma di una ricerca di concentrazione perfino eccessiva. Ricordo che amava molto i gelati anche se aveva paura di cominciare ad ingrassare. Forse il ricordo più significativo di quel film è per me l’incontro con il grande Chaplin.
Mi racconta qualche particolare del film “Una giornata particolare” di Ettore Scola che giraste insieme?
Non fu veramente facile varare il film. Avevo letto il copione che mi era piaciuto moltissimo ma per poterlo realizzare necessitava avere l’appoggio con una grande casa di produzione canadese che però voleva che facessi anche un altro film. Naturalmente accettai e “Una giornata particolare” si fece, anche con due attori canadesi... L’usciere John Vernon e la portinaia ficcanaso Francoise Berd!
Ci sono cose che non le piacciono?
Non amo le persone deboli. Ho sempre ingoiato le lacrime, non mi sono mai messa a fare la politica del piagnisteo. Mia madre Romilda era una donna fortissima e intelligente che mi ha trasmesso tante qualità positive: la volontà, la forza, il senso della lotta. Non ho mai pianto con facilità.
Un ricordo triste?
Forse non uno ma tanti. Per anni mi è rimasto dentro il senso della fame. Mia madre che chiedeva il pane per aiutare chi aveva bisogno. Io stessa, per anni, ho dormito con un panino a portata di mano: per sentirmi sicura!
Una qualità che può pesare?
Qualche volta l’orgoglio può essere una disgrazia!
Che cosa conta per lei?
Sentire la vita dentro.
Giuliana Gargiulo |