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Lello Esposito


Il suo lavoro ha raggiunto mete, soltanto fino a poco tempo fa, augurate, intuite, ipotizzate. Da quando Lello Esposito ha trasformato Pulcinella, la sua scultura simbolo, da feticcio oleografico ad elemento di ricerca sempre diversa, non si è più fermato, sommando risultati significativi, mostre sempre più ricche, intense, multiformi, cataloghi e prefazioni di critici autorevoli. Punto d’arrivo?
No, sempre punti di partenza per un artista napoletano che non chiede altro che “ esprimersi”, continuando a fare del suo lavoro un intelligente work in progress.
Com’è cominciato il suo lavoro?
Avevo un sogno. Possedere uno studio, avere uno spazio in cui lavorare, creare e ingigantire le idee. . . Volevo un luogo per espandere la mia creatività. . . Sono convinto che il posto di lavoro, per una persona che si confronta con la materia e con il volume, sia importante, come lo è per me il luogo in cui da qualche anno lavoro: le Scuderie di Palazzo San Severo.
Però la molla principale è stata la possibilità di essere in grado di sentire ciò che volevo, che sognavo, che volevo realizzare.
A che punto del suo percorso si è manifestata in lei la possibilità di passare ad una realtà concreta?
Quando ha capito che il suo lavoro era ad una svolta?
All’inizio erano conosciuti più i miei lavori di me. Non ho mai voluto inflazionare la mia produzione con eccessivi pezzi di Pulcinella, anche se, per anni, ho dovuto lavorare e produrre molto per poter andare avanti, per comprare i materiali, l’argilla, la pittura...
La svolta ha coinciso con la maggiore richiesta delle sue sculture, quando la realizzazione di mostre è aumentata?
Ho cominciato ad avere i primi indimenticabili riconoscimenti, e quindi a farmi conoscere, in concomitanza con l’espansione del mio lavoro verso un linguaggio creativo più ampio e diversificato. Ho cominciato a produrre grandi sculture che, in passato, per mancanza di spazio, di tempo e di disponibilità, non avevo mai potuto realizzare.
In fondo la pittura è più facile della scultura. Per fare un quadro basta una tela o anche un cartone, per una scultura è tutto più complicato. .. serve il materiale, il forno, il bronzo...
Quali sono state le mostre più importanti che hanno chiarito il suo percorso di autore?
La prima mostra è stata organizzata in occasione della rassegna Benevento Città Spettacolo, nel 1992. Prima di allora non avevo accettato di farne perché ho sempre avuto la capacità di aspettare. Ho sempre pensato di essere un viaggiatore che sa che arriverà, anche se dopo un lungo percorso. Ho sempre saputo di essere partito da Pulcinella, una presenza, nota da un punto di vista oleorafico, folklorico, un simbolo quasi ovvio della città. Una presenza che tuttavia è andata ad intraprendere con me un cammino difficile verso la rilettura, la riformulazione, lo svuotamento dei significati noti, l’incontro con la sensibilità contemporanea, con la scena urbana ed esistenziale del nostro presente. Collocato tra tradizione e contemporaneità, in perenne confronto tra passato e presente, Pulcinella è stato prima un involucro, seppur pieno di contenuti e di significati, trasformato in contenitore insignificante, da riempire di nuovi, mutati e molteplici significati, né ovvi, né banali. Insieme a questa consapevolezza è cresciuta la condizione di mettermi sempre in discussione, l’incessante sperimentazione di modalità artistiche diverse. E’ aumentato il mio utilizzo di tanti simboli del nostro universo e immaginario culturale di ieri e di oggi: uova, vulcani, teschi, le mie metamorfosi, il mio fondere scultura e pittura, fare scultura anche sulla tela e viceversa. Insomma, volendo rendere esplicito il senso del mio viaggio, sono giunto alla gigantesca testa di Pulcinella, dalle tinte non certamente ovvie, con sovrapposto il titolo Pulcinella non abita più qui, che esemplifica il percorso, la poetica, il progetto di cambiamento, di assenza-presenza, di ubiquità e non possibilità di collocare di Pulcinella dell’uomo, della nostra contemporaneità, la lotta per la costante ricerca di punti di riferimento mentre tutto scorre veloce, fluttua. . . Questo, ovviamente non è tanto semplice quando ci si sente di stare dentro una ricerca, quando è in atto un dialogo con l’altro, quando c’è un pubblico che partecipa, che esegue, si interroga, quando si accresce il tempo della comunicazione.
Quante mostre ha fatto?
Nella città e oltre. all’Istituto Grenoble, una molto articolata all’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa, alla Casina Pompeiana, alla Certosa di Padula, a Bari, Salerno, Lucca, Siena, Udine, Bologna, al Centre Pompidou a Parigi, a Budapest, a Madrid, a Berlino a Duseerldorf, a Bonn, nel Principato di Monaco, a Tokio, la Grecia con la mia fusione dal vivo destinata alle Olimpiadi, l'attenzione dell'editoria europea, con la mia presenza nella Guida di Napoli dell'editore Gallinard, oppure il progetto di lavorare a Napoli.
Pulcinella è sempre il suo personaggio simbolo?
Pur continuando a proporlo in grandi opere di bronzo ho aggiunto altri segni della mia ricerca: del passato e del presente, i vulcani Vesuvio o l'uovo, punti di partenza per altre libere elaborazioni, tra cui i Pulcinella-pesi, le metamorfosi, gli uomini con le case in testa, i chiodi "fissi".
Qual è il materiale con cui realizza le sue sculture?
Dopo tanta argilla, oggi il mio materiale abituale è il bronzo insieme alla co-fusione dei materiali che mescolo, alla ricerca delle colorazioni e delle patinature.
Come vuol definire il successo?
E’ la possibilità di lavorare con libertà e con indipendenza. Successo è realizzare quello che si ha nella propria testa, scoprire, sapere che c’è chi partecipa, segue, asprezza e dialoga con te.
Se poi devo essere sincero: tutto è relativo. L’unica cosa che conta è fare le cose.
Se ne ha, quali sono le sue certezze?
Mio figlio Eduardo, mi viene da dire. In assoluto non credo esistano certezze.
Ci sono momenti da cogliere al volo, belli da vivere che, insieme, formano le certezze.
E’ soddisfatto di avere fatto tutto da solo?
Questo ad esempio è una certezza. Sono convinto che sia meglio farcela da soli, anche se devo ammettere che con l’aiuto di qualcuno tutto sarebbe stato, e sarebbe, ancora più facile.
Mi domando: sarei stato lo stesso se avessi avuto un maestro? Se fossi stato figlio di una scuola?
Che cosa rappresenta Napoli per lei?
La fonte inesauribile dei miei amori e delle mie angosce. La città in cui sono nato, vivo e lavoro. Il luogo delle mia ispirazione. Ho un rapporto ottimo con Napoli, non mi viene di scoprire situazioni faticose, in superficie ogni cosa appare facile, l’inquietante è scavare oltre.

Giuliana Gargiulo

 

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Località: Sorrento.