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Religiosità e simbologia dei presepi nel tesoro della memoria


Ho avuto la sorpresa di trovare in Giuseppina Mastro una miniera preziosa di memorie sul significato e la simbologia del presepe e dei pastori. Ne riporto un’esigua parte che ho appreso dalla sua voce calma e chiara. “ Gli animali che troviamo e che hanno un significato particolare sono quattro: il Bue che rappresenta la forza, quindi Dio, l’Asinello l’umiltà, la pazienza, la sopportazione alle frustate del padrone e quindi Gesù Salvatore che fu deriso e fustigato, la Pecora che partorisce l’agnellino e che si offriva in sacrificio, rappresenta la passione di Cristo e il suo sacrificio sulla Croce. Il Cane è la fedeltà e si riferisce alla fedeltà di Dio che non viene mai meno verso di noi”
Il discorso continua sui pastori e Giuseppina ne elenca uno per uno, con meticolosità di attenzione dovuta ad uno studio profondo e ad un ricordo chiaro.
“ Il Monaco è il simbolo della Chiesa e del suo cammino e il pane o il fiasco di vino, che porta spesso nella mano, rappresenta l’Eucaristia. Un altro pastore che mettiamo senza comprenderne il significato è l’Oste. L’Osteria all’epoca era un luogo di perdizione, e quindi quel pastore allegro, sorridente, non è altro che il diavolo che va a tentare l’uomo e lo conduce al male. Ma il pastore più importante è la Zingara, in realtà una veggente, arrivata al seguito di Cesare, che deve essere deposta, come si faceva un tempo, in un angolo della Grotta dal lato della Madonna. Essa arriva curiosa di quanto è successo, ha visto la stella, il cielo luminosissimo, non certo da riportare ad un avvenimento umano. Guarda ammirata e rapita la scena. Solo a Maria parla e le dice alcune cose interpretando la realtà.”
Alla mia curiosa domanda di conoscere cosa le avrebbe detto Giuseppina, con un sorriso, continua:” Mia madre, Maria Concetta, mi recitava sempre la poesia che si riferisce alla zingara, tramandata dalla nonna, dalla bisnonna e così via. Ascolta con attenzione!
Stive in cammerra nserrata / Dio te manna l’ambasciata/ Te mannaie l’ambasciatore/ Gabriele era ‘o splendore./ San Giuseppe lu tuo sposo/ steve tutto penserioso/ Co lu sposo te ne iste /a Betlemme a ripusà./Comme faciste Signora po’ /mieze a n’asino e nu voie. / Chistu figlio è pari tuie/ ma lu sposo non lo è !/ Quante è bello sto Bambinello, pare fatto co’ pennello /e lo verarrai Signore e sputato da li duttori/ e lo verarrai Signore e ‘nchiovatp sulla Croce:/ Facite na lemosinella a chesta povera zingarella:/ Non voglio né oro né denaro/ ma na’ benedizione doppo morta/ ca ma fa trasì/ inda a lu cielo porta!”.
Accanto alla Grotta c’è lo Zampognaro che suona in segno di allegria, che dimostra la gioia del Paradiso, dell’eternità felice. Uno dei personaggi meno noti o che si propone nel presepe ,perché lo abbiamo sempre visto, è il Povero che deve mettersi vicino alla capanna. Noi conosciamo i tre Re Magi Baldassarre, Gasparre e Melchiorre che hanno seguito le stelle per la loro curiosità di astrologi e perché hanno letto le scritture e hanno capitato che era quello l’epoca della nascita del Messia. Si mettono in viaggio e si incontrano nel deserto e, pur parlando ognuno la loro lingua, si comprendono alla perfezione per opera dello Spirito Santo.
Ma attenzione,secondo l’antica leggenda, sono partiti in quattro, essi rappresentavano i quattro punti cardinali e il mondo.
Quindi ne manca uno. Infatti il quarto fu assalito dai predoni, spogliato, quasi ucciso ma riesce a salvarsi e a raggiungere coperto di stracci, senza più nulla, la capanna. Si prostra davanti al Bambinello e gli dice:” Io non ho nulla, le mie vesti sono lacere, i miei gioielli sono stati rapinati, sono il più povero dei poveri, però ho ancora qualcosa…il mio cuore!”.Si racconta addirittura che alle sue parole il Bambino sorrise perché lui, figlio di Dio, era venuto sulla terra per catturare il cuore degli uomini, perché delle ricchezze non sapeva cosa farsene. Ogni Re Magio porta al Bambino un dono: l’oro perché è un re che va visitare un altro re, quindi simbolo di regalità verso Gesù che viene già riconosciuto re dell’Universo.
L’incenso lo si adopera per cantare le lodi a Dio e si glorifica il Cristo e lo si dichiara re degno di essere onorato. La mirra è un profumo costoso che si veniva ad usare quando si conducevano i defunti alla sepoltura”
A questo punto Giuseppina fa una pausa e poi prosegue: “C’era un’usanza in passato da parte del popolo di affermare .. ‘Mo’ sta nascenne e già se vò dà a rrobba po’ atterrà?’. Non avevano capito che i Re Magi avevano offerto quel profumo perché la missione di Gesù non era quella del trono, ma quella della morte per salvare l’umanità”.
La straordinaria Carmelina nel suo lungo e paziente discorso esplicativo aggiunge che purtroppo non si usano più nel presepe le statuine “ ro’ strazio re ’nucienti”che dimostrano quello che accadrà dopo la nascita di Gesù, e che,se si riflette bene, il Presepe non è altro, nella simbologia dei suoi personaggi, che la storia della vita di Cristo, poi puntualizza, fissandomi con i suoi occhi azzurrissimi e penetranti .” Mia madre era di poche parole sono stata io, in seguito a continuare le ricerche e a conservare numerosi foglietti dove le donne di casa mia avevano preso appunti sulle tradizioni . Voglio ricordarti un’usanza di Natale che però non ha avuto più eseguito: quella di accendere a Piano, in Piazza Cota, al riparo del Baraccone dell’antico Mercato, un grosso ceppo di noce o di castagno, raccolto nei boschi dei Colli del Principe. Intorno vi si radunavano le persone che scendevano in processione dalla frazione della Trinità e portavano il Bambinello, spesso deposto in un tronetto su di uno slittino tirato da un asinello. Da lì poi tutti andavano nella Chiesa della parrocchia a San Michele, mentre il ceppo continuava ad ardere in segno dell’amore di Dio verso di noi. Quando si consumava, la cenere rimasta veniva raccolta con una pala e messa in sacchetti o in cestoni e costituiva la provvista per lavare i panni”.
Significativo, nell'entusiasmante panorama culturale natalizio della Città, la notizia che il Teatro Tasso propone per le prossime festività natalizie, la nota e tradizionale "CANTATA DEI PASTORI".
Una "CANTATA" cantata nel vero senso della parola, infatti, l'allestimento curato da L'Arcolaio per la regia di Antonio Guida, è una messa in scena che, pur rispettando il contesto sociale e culturale del testo originale del '600, ammicca e fa l'occhietto al musical.
Ed ecco allora che i ben noti RAZZULLO e SARCHIAPONE, vengono affiancati da DIAVOLI "danzanti" e ARCANGELI pantomimi diretti da Raffaella Pandolfi, POPOLANI e PASTORI con voci "liriche" di grande pregio.
L'Orchestra del Teatro Tasso, diretta dal maestro Mario Generali, fonde il tutto in un insieme di pregevole fattura.
La CANTATA vuole restituire allo spettatore uno spaccato delle atmosfere, dei suoni, delle suggestioni di un '700 in cui, la religione cattolica, si sovrappone ad antichissimi riti popolari pagani legati ai culti invernali ed alla Nascita del Sole (la cui festa del 25 dicembre era stata adottata dalla Chiesa come giorno della nascita di Cristo), in un alternarsi di sacro e profano che da oltre 300 anni continua a scandire il Natale di Napoli e di ampie aree della sua provincia.
IL VERO LUME TRA LE OMBRE ovvero LA NASCITA DEL VERBO UMANATO (questo il titolo originario de LA CANTATA DEI PASTORI), fu scritta nel 1698 da Ruggero Casimiro Ugone - al secolo Andrea Perrucci, gesuita, che in linea con le tendenze controriformiste del tempo, che proponevano un teatro religioso ed educativo a carattere moraleggiante, inserisce nel suo dramma teatrale di genere sacro-natalizio, una popolare maschera napoletana del '600. Si tratta del Razzullo , personaggio della commedia dell'arte (simile al Pulcinella), il quale operava con largo successo popolare in piazza del Castello a Napoli. Ma perché il Perrucci, che aveva espresso in un suo scritto - "Dell'Arte Rappresentativa" - tutto il proprio disprezzo per i comici dell'arte, inserisce nel suo dramma sacro proprio una di quelle odiate maschere popolari? L'intento è quello di garantire una più schietta comunicazione teatrale dei messaggio educativo caro alla Controriforma infatti, nella sceneggiatura del dramma sacro, l'autore aveva attinto ad una larga serie di segni ed episodi tradizionali (sebbene non ortodossi), che a Napoli costituivano il tessuto delle più antiche sacre rappresentazioni del Natale, rappresentazioni ormai proibite se gestite liberamente, ma accettate se controllate e sculturalizzate all'interno del teatro gesuitico.
La vicenda narra la lotta scatenata da Pluto, re degli inferi, contro la misericordia di Dio, con lo scopo di contrastare, se pur vanamente, la nascita del Redentore. Dopo molte avventure della Vergine e di Giuseppe, nella notte santa Gesù vede finalmente la luce mentre le forze del male precipitano scornate, derise e vinte nell'abisso infernale. Su tale trama si innestano episodi di varia natura: alcuni di ispirazione propriamente sacra, altri decisamente profani; e insieme, dispute teologiche, osanna trionfali alla Calderone e lazzi, tanti lazzi, quelli di Razzullo (scrivano napoletano), e di Sarchiapone (barbiere deforme, folle ed omicida) che, a partire dai primi dell'800, la tradizione popolare affiancherà a Razzullo nelle sue rocambolesche vicende dettate dalla speranza, spesso delusa, di riempire quotidianamente la pancia.
La CANTATA proposta intende recuperare insieme alla vicenda cara alla nostra tradizione, il carattere popolare che la tradizione orale, nel corso dei secoli, ha affiancato e sovrapposto al testo originario in una sorta di rivincita popolare - recuperando cioè tutti quegli elementi che lo stesso autore aveva tentato di eliminare per sempre dalla tradizione non cattolica del Natale. Nicola Astarita, instacabile direttore del Teatro Tasso insieme a Maurizio Mastellone, dice: "Il Tasso è l'unico "teatro", nel senso stretto del termine, della Penisola Sorrentina e non intende venir meno al suo ruolo istituzionale nel panorama artistico e culturale del territorio. E' nelle ns. intenzioni, realizzare una serie di attività da affiancare al SORRENTO MUSICAL SHOW che abbiamo in programmazione per un'ampia parte dell'anno. Spettacoli di prosa, musica, danza, prodotti da noi oppure ospitando altre formazioni, italiane e di altri paesi. La CANTATA, rappresenta solo il primo passo. Noi, grazie alla collaborazione di partner qualificati come L'Arcolaio, stiamo facendo la nostra parte. Ci auguriamo che per il prosieguo, gli Enti facciano la loro nel sostenere il nostro impegno per restituire al territorio ed alla Città il Teatro TASSO.

Cecilia Coppola


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Località: Sorrento.