Con i suoi concerti sta riscuotendo in tutt’Italia un successo clamoroso. Con la musica e con Napoli nel cuore Massimo Ranieri, protagonista a tutto tondo di ogni genere di spettacolo- prosa, cinema, televisione, canzone- con il sorriso che si allarga sul viso, segnato da arrivi e partenze, in orari a volte impossibili, racconta qualcosa della sua carriera articolata e importante. La mano si allunga verso una lunga rosa gialla che, con galanteria dimenticata, mi arriva contemporaneamente ad un bacio ed un abbraccio. E, realmente contenta di un’intervista più difficile per la mancanza più totale di tempo a disposizione, e perciò più avaro a concederla, comincio.
Successi a tutto spiano, trionfi in teatro, interpretazioni di film e di speciali televisivi ritorno alla canzone con teatri tutti esauriti...vogliamo fare una specie di elenco? A che punto è la tua carriera?
All’inizio. Per il semplice motivo che da ventisette anni, almeno ufficialmente, non ho più cantato. Ho ripreso lo scorso gennaio a cantare sui palcoscenici di tutta Italia, con un vero e proprio tour che ha successo e che continuerà a girare.
Perché avevi interrotto di fare concerti?
A parte il tanto teatro che ho fatto fino alla scorsa stagione, in passato ho vissuto una crisi di identità, una terribile crisi, per la quale non volevo più cantare. . . Ricordo una frase del mio produttore... mi disse che senza le canzoni non sarei stato più nessuno....Per fortuna mi sono venuti in soccorso Moliere, Shakespeare, Cechov, Pirandello e tutti quegli autori con i quali ho fatto un bel po’ di strada, in giro per centinaia di teatri e altrettante città. Però oggi che sono tornato alla canzone sono molto contento.
Come valuti la tua carriera che iniziata prestissimo quando eri poco più che un ragazzo, è lunga e diversificata?
Non va dimenticato che prima ancora di cantare avevo già iniziato a lavorare... facendo mille mestieri: il ragazzo del bar, lo strillone per i giomali e altro ancora. A tredici anni, poiché cantavo sempre, e con una buona voce, mi sono trovato a partire per una tournèe negli Stati uniti dove ho sommato esperienze che non ho mai più dimenticato.
Hai debuttato con un grande maestro del cinema come Mauro Bolognini, protagonista assoluto in “Metello” e poi hai continuato affrontando tutti i generi... In tanti anni chi ti ha insegnato di più?
In fondo ripenso sempre principalmente a Strehler e Giuseppe Patroni Griffi, dai quali ho imparato tanto e dai quali sono arrivati poi tutti gli altri con i quali ho lavorato... Penso a Maurizio Scaparro con il quale ho fatto tante cose.
Se l’hai provata qual è stata la fatica vera del tuo lavoro?
Alla materia ho sempre anteposto l’anima.... lo spirito di tutti questi autori mi ha accompagnato e sostenuto per anni, anche nei momenti più difficili.
Sai che cos’è la paura? L’hai mai provata o subita?
Quella di ogni essere umano, quella che attanaglia tutti: la paura delle guerre, delle bombe, dell’ingiustizia,il problema della Palestina.... impossibile elencare tutte le paure! La paura maggiore, da che mondo è mondo, è la cecità e non certo quella che affligge tanti esseri umani. . . e neppure quella scatenata dalle Twin Towers che ha provocato tanti morti ma piuttosto di tutto quello che c’è dietro questi avvenimenti che riguarda il problema socio-politico-culturale nonché religioso che regola tutto quello di crudele e di mostruoso accade nel mondo.
Ti è mai accaduto di sentirti solo?
Mi sento sempre solo quando in una giornata non ho la certezza di aver sentito le persone che amo. Solo? Mi posso sentire solo in una piazza affollata ma no, in linea di massima, non soffro di solitudine.
Quanto ha contato nella tua vita il significato della cultura?
Dipende dai casi.
Penso che ciascuno di noi abbia la sua cultura. Per me la cultura è il viaggio che ho fatto dal 1964 ad oggi, è il primo uomo scuro che ho visto cantare “ Volare” al porto di New York quando ero poco più di un bambino. Mi ha aiutato la cultura della vita... carezze, schiaffi in faccia, pugni, affettuosità... Poi, è chiaro, con il tempo riesco a leggere, a studiare, a comunicare, a ricercare, a capire.
Sei notoriamente un perfezionista che non lascia niente al caso. Tenace, studioso, con una volontà di ferro che, in palcoscenico, ti ha fatto affrontare le prove più difflcili. Hai camminato sul filo per Barnum, hai fatto l’ubriaco in Hollywood, hai tirato a cazzotti sul serio per lo spettacolo dedicato al grande amore tra Edit Piaf e il suo pugile e potrei continuare con Pulcinella e così via...
Sono convinto che il mestiere vada rispettato. Mi sembra giusto studiare, approfondire, ricercare.
A distanza di circa quarant’anni dall’inizio di un’ininterrotta attività che cosa rappresenta per te il tuo lavoro?
E’ il più bel gioco del mondo.
Da quarant’anni amo soltanto il mio lavoro.
E’ il mio gioco... perché in fondo nella mia infanzia non ho mai giocato.
Giuliana Gargiulo
© Copyright Sorrento Info Tutti i diritti riservati
|